la vita non è un grande armadio rustico dove si allineano pile di lenzuola immacolate e stirate, profumate da un sacchetto di lavanda, ma un coacervo di materassi sporchi dove uomini e donne sono venuti al mondo, dove hanno fornicato e dormito, dove hanno sofferto e sono morti, e tutto è bene così



lunedì 31 maggio 2021

Fe

Quando mi tuffo nell'abisso dei tuoi occhi immensi in un mare di ricordi sopra un ghiaccio di silenzi, attimi infiniti, note su spartiti persi cantilene insonni e in certe notti non riesci a scordarne i versi, 

so cosa pensi quando resti sola in stanza e quando il tempo si divora fino all'ultima speranza e non basta chiudere i tuoi occhi per scappare via come quando da bambina sfruttavi la fantasia e la magia e l'immaginazione ti portava altrove esattamente non so dove ma potremo rincontrarci li? 
dimmi per chi perdi ora lacrime e risposte? 
E perché rimani all'angolo, tenendo le tue ali nascoste? ferite, sale e giostre, la fuga è senza soste mentre realtà e speranza vanno in direzioni opposte le grida all'altro lato del cemento armato che rimbombano per casa, ruban l'aria e ti tolgono il fiato, dentro è un boato, ma all'esterno è calma piatta ed è sempre inverno dentro pure quando sembra di avercela fatta, esce la matta e tocca rimischiare il mazzo, tocca rinunciare ancora alle attenzioni di un ragazzo. Noi sul bordo di un palazzo di 50 piani, mani nelle mani dove le vertigini spaventano il domani, siam pronti per il salto, pronti per il balzo pronti per nuovi tramonti, nuovi giorni blu cobalto, nuove posti, mille sguardi, noi nascosti fino a tardi, fuori come Mickey e Mallory, bimba adesso credici

E gli altri? Sì, gli altri, ma io ho qualcosa in più! Ed ogni volta che sprofondo nei tuoi occhi blu!

Entro nel letto con le prime luci dell'alba, il mio corpo si spalma dentro sembra una salma, l'auto ancora calda qui sotto casa la porta socchiusa tremo e ho brividi sulla nuca. Non serve un genio per sapere quanti danni una persona che va via può darti, causarti se per calcolarli conti le serate vuote e quante volte hai passato l'indice sopra le gote. Do colpe a caso come se non ne avessi, faccio luce sul problema e mi abbaglio coi suoi riflessi, dall'essere se stessi, al trauma del cambiamento, dal peggio che ho procurato, alla sauna che adesso sento. E tu? Dove sei ora? Quanto distante? Quanto mi hai insegnato a essere grande? Ancora, quante domande e risposte posso darmi? Dannarmi, se chiudendo gli occhi non ho abbastanza per calmarmi. Ritorno sopra a sto foglio ogni 10 minuti. Intorno al solito scoglio: se decidi poi chiudi.

Io in fondo vorrei solo che ritornasse il calore, sentire l'odore, di riparlarti un paio d'ore

ma le memorie s'intrecciano e fiondano sull'asfalto mentre il cielo si stinge di un blu cobalto di brutto, di altro restano solo rimpianti, accatto fra i pezzi di me che trascino su di un palco, e in più? Nient'altro, la routine fa il più guardo i pensieri che si accoppiano e scoppiano contro un full come lo sguardo di chi sa come finirà 'sta storia quando il peso della memoria ti sprofonda come un sub.

sabato 20 febbraio 2021

Il peccato fu creder speciale una storia normale?

 


E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent'anni portati così come si porta un maglione sformato su un paio di jeans, come si sente la voglia di vivere che scoppia un giorno e non spieghi il perché. Un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è. Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani. Giorni a chiedersi tutto cos'era, vedersi ogni sera. Ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale. Ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale. E sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore. Quando aprivi la porta il sorriso, ogni volta, mi entrava nel cuore. Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova. Era tanto potere parlarci, giocare a guardarci. Tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino. Religione del tirare tardi e aspettare mattino. E una notte lasciasti portarti via. Solo la nebbia e noi due in sentinella. La città addormentata non era mai stata così tanto bella. Era facile vivere allora, ogni ora. Chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci. E ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell'epoca nuova. Ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova. Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo. Ci sembrava d'avere trovato la chiave segreta del mondo. Non fu facile volersi bene, restare assieme. O pensare d'avere un domani, stare lontani. Tutti e due a immaginarsi, "Con chi sarà?". In ogni cosa un pensiero costante. Un ricordo lucente e durissimo come il diamante. E a ogni passo lasciare portarci via da un'emozione non piena, non colta. Rivedersi era come rinascere ancora una volta. Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione. E il peccato fu creder speciale una storia normale. Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo. Sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa. Siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa. Non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate. Con qualcosa di fragile come le storie passate. Forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile, credo, perché ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me.

Davvero finisce così?